Pubblicato da: UMBERTO | aprile 9, 2008

LETTERA VELTRONI-BERLUSCONI

Ieri Veltroni ha scritto una lettera al Cavaliere per chiedergli formalmente il rispetto di alcuni principi di lealtà repubblicana, ovviamente con forte riferimento alla frase di Bossi. A mi avviso altra patetica strumentalizzazione…

La lettera di Veltroni a Berlusconi
«Caro Berlusconi, mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche», scrive Veltroni nella lettera indirizzata al candidato del Pdl, convinto che «sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtá repubblicana».
«Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo – chiarisce Veltroni – Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l’onore di governare l’Italia, sulla base proprio del suo programma».
«L’impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l’identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant’anni di storia repubblicana hanno permesso all’Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa – scrive il leader del Pd – Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell’unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall’inno di Mameli».
«Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze – conclude – E chi, alla guida del governo o dell’opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c’è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali».

Il Cavaliere risponde:

«La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perchè non ha alcun titolo»
«Non può dare patenti di lealtà repubblicana l’erede del partito comunista».
Il leader del Pdl ricorda di «aver già giurato ben tre volte fedeltà alla Costituzione al Quirinale».
«Solo chi ha scarsa dimestichezza con le procedure e le regole costituzionali democratiche – è la risposta che Berlusconi manda a Veltroni – dimentica che il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato». «E io – ricorda Berlusconi a Veltroni – ho giurato per ben tre volte davanti a due presidenti della Repubblica. E sarò onorato di giurare per la quarta davanti all’attuale presidente». «Quando si sono aperti gli archivi del Kgb – prosegue Berlusconi – è venuto fuori che l’Unione Sovietica dava, di tutti gli aiuti ai partiti comunisti d’occidente, il 45% al Pci». «Veltroni non è la Consulta – conclude il Cavaliere – dove per entrare serve la laurea. E dei suoi fuochi di artificio ed effetti speciali gli italiani ne hanno abbastanza».

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